La vicenda dei 2,4 milioni di euro persi dal Comune di Vibo Valentia continua a essere discussa sul piano politico, ma senza aver ancora fornito ai cittadini tutti gli elementi per capire cosa sia realmente accaduto. Un punto, però, oggi è documentato. Il Comune ha conferito al dottor Pasquale Luzzo un incarico professionale per attività di project management legate al progetto P.Art.E.C.I.P.O., dalla preparazione e progettazione fino al coordinamento e alla gestione tecnico-amministrativa. L’importo previsto per l’incarico è di 1.500 euro complessivi.
La determina dell’aprile 2025 dice anche un’altra cosa importante: Luzzo viene individuato come professionista idoneo dopo una procedura di selezione e l’atto viene sottoscritto dalla dirigente del Settore 2, Carla Montesanti.
La domanda che ancora manca
Ed è proprio qui che il dibattito dovrebbe entrare nel merito. Se oggi si parla di un errore nella proposta progettuale, bisogna chiarire chi l’ha materialmente predisposta, chi l’ha verificata, quali uffici comunali sono stati coinvolti e quale ruolo abbia concretamente svolto il professionista incaricato. Non basta parlare genericamente di “responsabilità politica”. L’assessore Lorenza Scrugli può assumersi la propria responsabilità politica, e questo va riconosciuto. Ma quella dichiarazione non chiude la vicenda: semmai apre la necessità di ricostruire con precisione la catena delle responsabilità amministrative e operative.
Convocare dirigente e uffici
Per questo appare difficile comprendere perché, davanti a una questione di questa portata, il confronto politico non sia accompagnato da una ricostruzione puntuale in commissione con la dirigente e gli uffici interessati. La determina consente almeno di mettere un punto fermo: l’incarico a Luzzo esiste e il Comune lo ha pagato 1.500 euro. Ora bisogna capire il resto. Chi ha scritto il progetto? Chi lo ha controllato? Chi lo ha firmato? Quale errore è stato commesso? E, soprattutto, chi avrebbe dovuto accorgersene prima che il Comune perdesse 2,4 milioni di euro?
Sono domande semplici, ma sono quelle a cui il dibattito politico finora non ha dato una risposta altrettanto semplice. E sono le risposte che i cittadini hanno diritto di conoscere.



