Non è stato il solito suono della campanella a scandire la mattinata per gli studenti della IIIC dell’indirizzo ordinario del Liceo scientifico “G. Berto” di Vibo Valentia, bensì il tocco solenne del martelletto del giudice. In un’aula del tribunale di Lamezia Terme, infatti, i banchi della scuola hanno lasciato il posto a quelli della giustizia. Qui si è consumato un rito che va ben oltre la semplice didattica: la simulazione di un vero processo penale incentrato sul tema del bullismo e del cyberbullismo.
Educazione civica
L’iniziativa, dal titolo “Ciak si gira”, che ha avuto luogo nei giorni scorsi, ha visto i ragazzi cimentarsi nella messa in scena di un caso giudiziario dal titolo “La tavernetta”. Si è trattato del culmine di un percorso di educazione civica realizzato nell’ambito dell’XI edizione del progetto “CIAK… Un processo simulato per evitare un vero processo”. Un’attività promossa dall’Associazione “Ciak Formazione e Legalità – ETS”, rappresentata dal presidente Luciano Trovato, con il patrocinio e il sostegno dell’Associazione nazionale magistrati, della Fondazione banco di Napoli, della Fondazione Carical e dell’Associazione italiana magistrati minori e famiglia.
Indossando le toghe e calandosi nei panni di giudici, avvocati, pubblici ministeri, imputati e testimoni, gli studenti hanno abitato lo spazio del diritto, vivendo sulla propria pelle le tensioni e le responsabilità che ogni decisione legale comporta.
Guidati dalla docente Lucia Quattrocchi, con il supporto delle colleghe Carmen Corrado e Paola De Filippis, gli allievi hanno analizzato atti processuali e hanno studiato il linguaggio giuridico, all’interno di un percorso formativo che ha coinvolto l’intero consiglio di classe.
La percezione del reato
Attraverso il metodo dell’apprendimento esperienziale, il concetto di legalità ha smesso di essere un’astrazione contenuta nei manuali per diventare carne viva. I ragazzi hanno, quindi, compreso come ogni azione compiuta, anche dietro lo schermo di uno smartphone, inneschi una catena di responsabilità che può segnare per sempre la vita altrui e la propria. L’impatto emotivo di vedere il banco degli imputati occupato idealmente da coetanei ha, infatti, trasformato la percezione del reato: ciò che spesso viene liquidato come una semplice “ragazzata” si è rivelato per quello che è, una azione grave con conseguenze penali reali e indelebili.
Oltre alla crescita morale, il progetto ha rappresentato un’eccellente palestra di competenze trasversali. Dalla gestione dello stress nel parlare in pubblico alla capacità di lavorare in squadra per costruire una strategia processuale coerente, gli studenti hanno affinato gli strumenti critici necessari per affrontare non solo le difficoltà scolastiche, ma anche la vita al di fuori della scuola.
Presidio di legalità
Il confronto diretto con le professioni giuridiche ha, inoltre, offerto un prezioso spunto di orientamento, aprendo nuovi orizzonti professionali e avvicinando le istituzioni al mondo giovanile in un dialogo costruttivo e trasparente. Il dirigente scolastico, la professoressa Licia Bevilacqua, ha espresso “gratitudine verso gli organizzatori del percorso didattico” e ha lodato l’impegno e la maturità dimostrati dagli studenti. “Progetti di questo calibro – ha affermato il dirigente scolastico – confermano come la scuola, quando esce dalle proprie mura per abbracciare il territorio, diventi il primo e più importante presidio di legalità, formando non solo studenti preparati, ma cittadini consapevoli”.





