I nodi stanno arrivando al pettine. La vicenda della Meridionale Petroli, a Vibo Marina, torna al centro dell’attenzione con l’approvazione del nuovo Piano di emergenza esterna da parte della Prefettura. Un provvedimento che, al di là degli aspetti tecnici e delle procedure di sicurezza, mette nero su bianco una realtà con cui il territorio dovrà continuare a fare i conti: lo stabilimento resta operativo e la sua presenza comporta vincoli precisi sulla viabilità e sull’organizzazione di una parte della frazione. Tutto in nome della sicurezza e, naturalmente, dell’incompatibilità di un impianto con la realtà urbana.
Negli ultimi mesi non sono mancate proteste, petizioni popolari e prese di posizione istituzionali. Anche il Consiglio comunale ha espresso un indirizzo chiaro sulla necessità di avviare la delocalizzazione dell’impianto. Eppure, nonostante la mobilitazione e gli impegni assunti, non si è ancora arrivati a una soluzione concreta. Il nuovo Piano, nel frattempo, disciplina la convivenza con lo stabilimento e ne conferma il peso sull’assetto del territorio.
Via Vespucci, una corsia esclusiva per i soccorsi
La disposizione più significativa riguarda via Amerigo Vespucci. Il Piano prevede una corsia di emergenza riservata esclusivamente ai mezzi di soccorso in entrata, larga 3,50 metri, che partirà in prossimità del varco di uscita delle autobotti della Meridionale Petroli per arrivare fino al cancello di ingresso dei mezzi di soccorso sul lato mare. La corsia sarà delimitata da cordoli stradali di altezza superiore a 15 centimetri e da birilli con strisce nere e gialle, collocati a una distanza reciproca di 150 centimetri e con un’altezza di 30 centimetri. L’altra corsia, per buona parte configurata a doppio senso di marcia, sarà destinata ai veicoli privati e alla cittadinanza, oltre che ai mezzi di soccorso in uscita dallo stabilimento.
È una prescrizione che comporta una precisa riorganizzazione della circolazione stradale e che rende evidente quanto le esigenze di sicurezza dell’impianto incidano anche sulla mobilità ordinaria.
Undici strade nel sistema di emergenza
Il Piano individua inoltre una rete viaria interessata dalle misure di emergenza: viale delle Industrie, via Pistoia, via Molo, via Gorizia, via Roma, via Michele Bianchi, via Toscana, via Lombardia, via Vincenzo Cortese e via Cristoforo Colombo. Alla Prefettura spetterà predisporre le necessarie misure di interdizione al traffico veicolare, secondo le disposizioni richiamate nel documento, per garantire il transito dei mezzi di soccorso. Al Comune di Vibo Valentia viene invece affidato un compito preciso: assicurare costantemente la piena fruibilità della corsia riservata, attraverso manutenzione, vigilanza e regolamentazione della circolazione.
Non sono indicazioni generiche, ma prescrizioni che richiedono interventi, organizzazione e responsabilità amministrative continuative.
La delocalizzazione resta senza una data È sul futuro dello stabilimento che si concentra la questione politica. La concessione demaniale è scaduta e la Meridionale Petroli ha chiesto il rinnovo per altri vent’anni. Parallelamente, tra Autorità di sistema portuale, Comune, Regione Calabria e Ministero sono in corso interlocuzioni per individuare soluzioni che consentano di avviare un percorso di delocalizzazione.
Non risultano definiti un cronoprogramma, una destinazione alternativa e atti operativi capaci di trasformare le interlocuzioni in una decisione. Le manifestazioni di contrarietà, le petizioni e l’indirizzo espresso dall’intero Consiglio comunale non hanno finora prodotto il risultato atteso. Il tempo passa e la questione rimane sospesa. Anche per l’amministrazione comunale, che dovrà spiegare come intenda dare seguito agli impegni assunti davanti all’assemblea cittadina. Perché una cosa è dichiarare la volontà di superare l’attuale presenza del deposito, un’altra è costruire le condizioni amministrative e istituzionali per farlo.
Il porto turistico e una contraddizione da risolvere
La questione assume un peso ancora maggiore alla luce dei progetti per il nuovo porto turistico e delle prospettive di rilancio di Vibo Marina. Si parla di nautica, turismo, commercio, servizi e valorizzazione della fascia costiera. Ma la permanenza del deposito, con le prescrizioni previste dal Piano di emergenza, pone un problema che non può essere lasciato sullo sfondo. La sicurezza della popolazione è una priorità assoluta e il Piano rappresenta un passaggio necessario. Ma non può essere confuso con una soluzione alla questione della presenza industriale nell’area portuale. Al contrario, rende ancora più evidente la necessità di affrontare il problema alla radice.
Vibo Marina non può continuare a programmare il proprio sviluppo senza chiarire quale sarà il destino di uno stabilimento che condiziona la viabilità e assesta un colpo durissimo alle prospettive di trasformazione di un’area strategica. Le proteste dei mesi scorsi hanno espresso il disagio del territorio, il Consiglio comunale ha indicato una direzione. Ma nessuno ha assunto decisioni. Affiorano persino dubbi se la delocalizzazione sia davvero un obiettivo politico condiviso oppure una prospettiva destinata a rimanere, ancora una volta, soltanto sulla carta. Per adesso il piano di emergenza riporta tutti con i piedi per terra dopo gli entusiasmi dei giorni scorsi sul via libera al progetto del Marina Resort Porto Santa Venere.



