L’estate 2026 sta facendo emergere con ancora maggiore evidenza tutte le criticità della nefrologia calabrese. È un quadro estremamente preoccupante quello tracciato da Aned Aps, l’Associazione nazionale emodializzati, dialisi e trapianto, attraverso un duro intervento del coordinatore della prevenzione Pasquale Scarmozzino, che denuncia quella che definisce “l’agonia della disciplina di nefrologia, dialisi e trapianti in Calabria”, attribuendone le responsabilità alle scelte della politica sanitaria regionale. Secondo Aned, la situazione rischia di avere conseguenze pesantissime per migliaia di pazienti e per le loro famiglie, proprio nel periodo estivo, quando la riduzione del personale aggrava ulteriormente un sistema già in forte sofferenza.
Carenza di personale e reparti in difficoltà
Al centro della denuncia vi è la cronica carenza di personale medico nefrologico e infermieristico, una criticità che, secondo l’associazione, colpisce in maniera particolare i territori di Cosenza e Vibo Valentia, ma che interessa ormai l’intera regione. Le imminenti ferie estive del personale, sottolinea Aned, stanno rendendo ancora più difficile garantire una gestione in sicurezza dei pazienti in dialisi e di coloro che sono in lista per un trapianto, alimentando un’emergenza che l’associazione considera ormai strutturale.
A questa situazione si aggiunge lo stato degli stessi centri di nefrologia e dialisi, definiti in molti casi vetusti sia dal punto di vista edilizio sia sotto il profilo degli impianti tecnologici. Particolare riferimento viene fatto agli impianti di osmosi, considerati un elemento essenziale per il corretto funzionamento delle attività dialitiche.
Il Dipartimento Salute tace mentre aumentano i malati
Nel comunicato viene rivolto un duro attacco al Dipartimento regionale Tutela della Salute, accusato di non aver dato seguito alle numerose segnalazioni inviate negli ultimi anni per prevenire situazioni di emergenza. Secondo Aned, l’assenza di una reale politica di prevenzione nefrologica e di promozione dei trapianti d’organo starebbe determinando un incremento continuo dei pazienti affetti da malattie renali, aggravato anche dalla mancanza di un’efficace raccolta dei dati epidemiologici. L’associazione parla apertamente di una «latitanza» istituzionale, denunciando anche il mancato confronto con le organizzazioni dei pazienti.
Nel documento viene inoltre avanzato il timore che l’emergenza possa essere utilizzata per giustificare un progressivo ricorso all’esternalizzazione del servizio dialisi. Un’ipotesi che Aned respinge con fermezza, sostenendo che, considerate le numerose patologie concomitanti dei pazienti dializzati, tali prestazioni debbano essere garantite esclusivamente all’interno di ospedali pubblici multidisciplinari.
A sostegno di questa preoccupazione viene richiamata anche la situazione dell’Asp di Vibo Valentia, dove, secondo quanto riportato dall’associazione, si starebbe valutando il ricorso a nuovi soggetti esterni per fronteggiare la carenza di personale infermieristico.
L’appello a Occhiuto e il caso Serra San Bruno
Nel comunicato Aned si rivolge direttamente al presidente della Regione Calabria e commissario ad acta della sanità, Roberto Occhiuto, chiedendo una presa di posizione sulla condizione dei malati renali calabresi e domandando quanto tempo dovranno ancora attendere per conoscere quali interventi la Regione intenda mettere in campo. L’intervento si conclude con il riferimento a quanto, secondo l’associazione, starebbe accadendo ai pazienti dializzati di Serra San Bruno, costretti a essere trasferiti in altri centri a causa della carenza d’acqua nell’impianto di osmosi.
Una situazione definita “vergognosa” da Aned, che denuncia come i pazienti vengano “sballottati come pacchi postali” anche in condizioni climatiche particolarmente difficili. “I veri sfigati in Calabria sono i malati”, conclude il coordinatore della prevenzione di Aned APS, Pasquale Scarmozzino, che torna a chiedere interventi immediati per evitare il definitivo collasso della rete nefrologica regionale.



