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Nicotera ricorda Ernesto Gligora e la sua passione per la ricerca storica

Su proposta del Touring Club Italiano, l'amministrazione comunale ha intitolato la sala lettura della Biblioteca al compianto intellettuale il cui amore per la cultura e per i libri è diventato patrimonio di tutti i giovani. Dalla nipote Annamaria Tedesco un chiaro monito: chi amministra la cosa pubblica investa sui luoghi del sapere

La nuova toponomastica della città, recentemente approvata, lo aveva ‘dimenticato’, il console del Touring Club Italiano Giovanni Bianco lo ha riportato all’attenzione dell’amministrazione comunale e, oggi, grazie all’espletamento delle procedure di rito da parte del Comune, il prof. Ernesto Gligora, intellettuale nicoterese di innegabile spessore culturale, torna a vivere nel ricordo della sua gente.

La cultura in primo piano

Torna a vivere grazie all’intitolazione a suo nome della sala lettura della Biblioteca comunale che era sempre stata la sua seconda casa, e allo svelamento di una targa in sua memoria avvenuto nel corso di una intensa cerimonia tenutasi nelle stessa Biblioteca. Ad assistere ai lavori, moderati dal rappresentante dell’Unesco, Francesco Rascaglia, accorrono in tanti. Oltre a una nutrita delegazione di studenti del liceo classico ‘Bruno Vinci’ e dell’Iti ‘Achille Russo’, ci sono i familiari, tanti amici, tanti cittadini. Dopo i rituali saluti del sindaco Pino Marasco a soffermarsi sulla figura di Ernesto Gligora, sono il consigliere comunale Pino Leone e la dirigente scolastica dell’Omnicompresivo ‘Bruno Vinci’ Marisa Piro, mentre a tirare le conclusioni è il console del Tci, Giovanni Bianco. Parole le sue che, oltre a mettere in primo piano vita e opere dell’intellettuale scomparso, rimarcano l’importanza della ricerca storica, il valore della cultura, l’impulso formativo della lettura. La storia di Ernesto Gligora, in sostanza, diventa, finalmente, storia di tutti. Diventa, soprattutto, patrimonio degli studenti delle scuole superiori nicoteresi, che, tra gli applausi dei presenti, intervengono per portare le loro riflessioni e il loro contributo di idee alla commemorazione.

Chi non legge non ha parole

A catturare l’attenzione è, in particolare, Rita Muzzupappa, classe VB del ‘Vinci’. “Siamo qui come studenti – esordisce – ma, soprattutto, come giovani che sentono bisogno di radici in un’epoca di incertezze. Dedicare questa sala lettura della Biblioteca al prof. Gligora non è un semplice omaggio formale, bensì un atto di gratitudine verso chi ha speso la vita a proteggere la memoria della nostra terra. Il prof. Gligora, con la sua instancabile attività di ricerca e di studio, ci ha insegnato che la conoscenza richiede pazienza, che bisogna risalire alle fonti e che ogni documento salvato dall’oblìo è una vittoria della civiltà contro l’indifferenza”. La studentessa, con le sue efficaci parole, scuote le coscienze. “Viviamo in un territorio – sostiene – che spesso avvertiamo come ‘difficile’, segnato dallo spopolamento e da una preoccupante stanchezza culturale. Troppo spesso sentiamo dire – prosegue – che il nostro paese non ha futuro e che l’unica soluzione è andare via. Giornate come questa, però, e la scoperta di personalità che hanno dedicato la vita a questa terra ci insegnano esattamente l’opposto. Ci insegnano che il nostro territorio non è una periferia del mondo, ma un luogo denso di storie universali”. La brava alunna del Classico si sofferma anche sull’importanza della lettura intesa come strumento di libertà ribadendo che “chi non legge non ha parole e chi non ha parole è destinato al silenzio”. Auspica, quindi, che la sala ‘Ernesto Gligora’ “possa diventare il nostro antidoto alla rassegnazione, una piazza del sapere viva e aperta così come avrebbe, di certo, voluto il prof. Gligora. Possa diventare anche un’officina di idee, un luogo dove studiare insieme per non sentirsi soli di fronte alle sfide del domani”. E tutto questo anche perché “la cultura – conclude Rita Muzzupappa richiamando una frase di Umberto Eco – è l’unico bene dell’umanità che, diviso tra tutti, anziché diminuire, diventa più grande”.

Il ricordo dei familiari

Dopo lo svelamento della targa dedicata a Ernesto Gligora da parte del figlio Alfredo e del sindaco Marasco e dopo la benedizione impartita da don Francesco Vardè con a fianco don Antonio Pagnotta, c’è spazio anche per il commosso intervento della nuora dello scomparso, Pina Lapa, (nella foto) che lo ha assistito, con amore filiale, sino alla fine. Poi, arriva anche la testimonianza da parte della nipote Annamaria Tedesco, docente di Lettere nell’Iti ‘Achille Russo’. La sua testimonianza serve non solo a ricostruire la grandezza dello zio inquadrato nel suo costante impegno a vantaggio della comunità, ma anche il suo grande amore per la famiglia e per i suoi adorati nipotini. “Zio Ernesto – dice – non amava i rumori né le luci della ribalta. Era uomo del silenzio, di quel silenzio operoso e fecondo in cui nascono le cose più durature. Lavorava con pazienza, con rigore, con una dedizione quasi sacrale. Aveva un rispetto profondo per la verità storica. Non si accontentava – continua – della superficie, sentiva il bisogno di andare a fondo, di verificare, di comprendere. La sua passione per la storia locale non era un semplice interesse; era amore autentico e radicato per la sua terra”. Nel dire di Annamaria Tedesco affiorano i tanti ricordi dello Zio che bruciava le sue giornate nella Biblioteca o nell’Archivio diocesano, tra libri e manoscritti. “La sua opera di catalogazione paziente, rigorosa e instancabile – asserisce – non è stata soltanto un lavoro. E’ stata una testimonianza, un atto di fedeltà alla cultura. Un gesto alto, civile, con cui ha restituito ordine al sapere e dignità alla memoria”.

Un’eredità da non disperdere

Arriva anche un monito finale. “In un tempo che consuma in fretta – dice la prof.ssa Tedesco (foto a fianco) – che dimentica in fretta, che troppo spesso confonde l’informazione con la conoscenza, la cultura del libro e della scrittura rischia di essere marginalizzata se non difesa con convinzione. E, allora, è necessario dirlo con chiarezza: chi ha responsabilità pubbliche, chi decide le priorità, non releghi la cultura ai margini. Si abbia la lungimiranza di investire nei libri, nelle biblioteche, nei luoghi del sapere. Si abbia il coraggio – aggiunge – di credere nella formazione delle coscienze, nella crescita del pensiero critico, nella dignità della conoscenza. E’ lì che si costruisce il futuro. E’ lì che si forma una comunità consapevole. E’ lì che nasce una cittadinanza libera. Zio Ernesto – conclude – ci ha lasciato l’esempio di una vita vissuta con coerenza, passione e amore per la cultura e per la famiglia. A noi il compito di custodirne la memoria. A noi il dovere di non disperdere ciò che, con pazienza e dedizione, ha costruito. A noi la responsabilità di continuare, nel silenzio operoso che tanto gli apparteneva, il suo prezioso cammino”.

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