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“Nome in codice Sandro”, Palazzo Gagliardi tiene a battesimo l’ultima fatica letteraria di Pietro Comito

Sala gremita per l'anteprima nazionale del libro sulla vita di Bruno Fuduli. Insieme all'autore, il procuratore Salvatore Curcio ha ripercorso l'odissea del primo civile infiltrato nei cartelli del narcotraffico mondiale

Le luci di Palazzo Gagliardi, a Vibo, hanno illuminato ieri sera una delle storie più dense e tormentate della cronaca giudiziaria contemporanea. In una sala gremita si è tenuta l’anteprima nazionale di “Nome in codice Sandro. Il primo infiltrato civile nel narcotraffico internazionale” (Compagnia Editoriale Aliberti, 2026), l’ultima fatica letteraria del giornalista d’inchiesta Pietro Comito. L’evento, inserito nella rassegna “Il Maggio dei Libri 2026” promossa dal Comune di Vibo Valentia, ha visto la partecipazione – tra gli altri – del procuratore capo della Repubblica di Catanzaro, Salvatore Curcio, che di quella stagione investigativa fu il magistrato di punta.

Dall’usura ai cartelli sudamericani

Il libro – dedicato a figure simbolo dell’informazione calabrese scomparse come Michele Albanese, Marco Russo, Alessandro Bozzo e Michele Porcelli e arricchito dalla prefazione della criminologa Anna Sergi – è un romanzo tratto da una storia vera che restituisce la voce a Bruno Fuduli, imprenditore del marmo di Filandari. Erede di un’azienda soffocata dai debiti e dalla pressione della ’ndrangheta, Fuduli negli anni Novanta finisce nella morsa degli strozzini, diventando lo strumento dei clan per importare colossali carichi di cocaina dal Sudamerica. Tuttavia, travolto da laceranti conflitti interiori e sete di riscatto, l’imprenditore compie il salto: diventa prima confidente e poi ausiliario del Ros. Nasce così l’alias “Sandro”, protagonista della maxioperazione “Decollo” del 2004, che portò al sequestro di migliaia di chili di stupefacenti e a processi celebrati in tre continenti.

L’opera non è una semplice cronaca giudiziaria, ma un viaggio nell’anima di un “non-eroe”. Il racconto si muove lungo il confine sottile che separa l’onestà dal compromesso, restituendo la dimensione intima di un uomo che si ritrovò a essere l’ingranaggio fondamentale di affari globali dei clan. Il volume è frutto di un lavoro lungo e faticoso, in cui Comito ha raccolto le vicende di Fuduli vissute prima da cronista e ora rielaborate da scrittore, con l’auspicio di “restituire dignità e memoria a una storia unica che, prima di essere giudiziaria, è profondamente umana”. Dal canto suo, il procuratore Salvatore Curcio ha catturato l’attenzione dei presenti ripercorrendo i dettagli di un sistema criminale descritto nel libro con minuziosa precisione: dalle rotte transoceaniche alle tecniche di occultamento dei panetti di cocaina, sigillati in posti inverosimili e finanche all’interno di insospettabili scatolette.

Il peso della solitudine e l’epilogo

L’indagine “Decollo” resta una pietra miliare nel contrasto al narcotraffico, capace di svelare la mutazione della ’ndrangheta da organizzazione che opprime il territorio a holding affarista, in grado di trattare alla pari con i broker di Colombia, Messico e Brasile. Eppure, dietro il successo dello Stato, resta l’ombra di un uomo che si è sentito progressivamente abbandonato. Fuduli, il primo civile a infiltrarsi in tali livelli del crimine organizzato, ha vissuto una vita segnata dal dolore e da scelte impossibili. Una parabola esistenziale che ha trovato il suo tragico epilogo nel novembre del 2019, quando l’imprenditore ha scelto di togliersi la vita, solo un mese prima che la maxioperazione “Rinascita Scott” riscrivesse nuovamente la geografia criminale del Vibonese.

L’anteprima nazionale di ieri trasforma la storia di Bruno Fuduli in un patrimonio di tutti. Un monito che spinge a riflettere sulle zone d’ombra del potere e sulla fragilità di chi, anche partendo da una colpa, decide di sfidare il deserto abitato dal tradimento e dal compromesso per cercare, a modo suo, una via di giustizia.

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