L’attualità politica offre spesso chiavi di lettura complesse, ma a volte basta fermarsi sui temi concreti per capire dove stia andando il dibattito. Nelle pagine de “Il Foglio”, Roberto Occhiuto, governatore della Calabria e vicesegretario di Forza Italia, interviene con una riflessione sul futuro del centrodestra e sul rapporto con le spinte radicali che attraversano il Paese. Partendo dal presupposto che “Roberto Vannacci ha avuto un’intuizione politica che sarebbe sciocco non riconoscere: ha visto uno spazio e lo ha occupato”, Occhiuto evidenzia che “il punto, però, non è stabilire se sia bravo a interpretare quel lo spazio”. Il vero interrogativo è “che cosa deve fare il centrodestra tradizionale per rinnovare una propria idea di futuro in modo abbastanza coraggioso da non vivere con l’ossessione di ciò che accade alla sua destra?”.
Immigrazione: fermezza sulla clandestinità e canali ordinati per le imprese
Il primo grande nodo affrontato riguarda l’immigrazione, un fenomeno che, secondo il dirigente azzurro, “non deve essere né negato né cavalcato: va governato”. La distinzione di fondo è la seguente: da un lato “serve fermezza contro la clandestinità”, perché “chi non ha diritto di stare nel nostro Paese deve essere rimpatriato più velocemente” e “chi delinque e non ha titolo per restare deve essere allontanato”, ricordando però che “un rimpatrio non si fa con uno slogan: si fa se dall’altra parte esiste uno Stato disposto a riprendersi il proprio cittadino”; dall’altro, c’è bisogno di ingressi regolari e ordinati, come dimostra la programmazione del governo Meloni di quasi “500 mila ingressi per lavoro nel triennio 2026-2028”. L’obiettivo è riassunto nello slogan: “Meno clandestinità, più legalità. Meno sbarchi irregolari, più lavoratori che arrivano attraverso canali ordinati perché le nostre imprese ne hanno bisogno”.
Concorrenza e riforme
Sul piano economico e sociale, l’intervento batte forte sul tasto della concorrenza e del merito, ricordando che “la concorrenza non è una parola da convegno” ma significa che “quando una categoria viene protetta artificialmente qualcun altro, dalla parte opposta, paga quella protezione”. Richiamando le battaglie condotte in Calabria sul trasporto pubblico non di linea, Occhiuto sottolinea che “quando si riforma il mercato dei taxi, bisogna pensare anche a chi aspetta il taxi, non soltanto a chi lo guida”, e ribadisce un principio cardine: “Le categorie vanno ascoltate. Ma le leggi vanno scritte per i cittadini”. Allo stesso modo, parlando del tessuto produttivo, ammonisce: “Alle imprese non possiamo continuare a dire: siete brave perché riuscite a sopravvivere nonostante tutto”, evidenziando che lo Stato deve essere “forte dove serve, leggero dove deve togliersi di mezzo”.
Il futuro dei trentenni e la “no tax area” per gli under 35
Uno dei passaggi tocca il capitolo delle generazioni future e dei giovani. “Il grande problema italiano non è soltanto che nascono pochi giovani. E’ che quelli che abbiamo li paghiamo poco, li valorizziamo tardi e spesso li spingiamo ad andarsene”, scrive Occhiuto, aggiungendo che bisognerebbe costruire “il Paese degli scatti di futuro, pagando meglio i giovani brillanti che portano valore aggiunto alla nostra società”. Da qui la proposta concreta di “una no tax area per gli under 35 proprio per questo: non un bonus, non un assegno, ma una scelta che renda il lavoro più conveniente e immediatamente visibile in busta paga”.
Diritti civili, fine vita e una visione europeista e atlantica
Spazio anche ai temi dei diritti civili e dell’identità culturale. “Una destra liberale non può occuparsi della libertà soltanto quando si parla di impresa, tasse o mercato”, poiché “la libertà è un principio indivisibile e riguarda anche le scelte più intime della persona”. E sul fine vita, Occhiuto sottolinea che “il legislatore deve avere il coraggio di intervenire, costruendo regole chiare e rigorose, con consenso informato, verifiche mediche, tempi e garanzie particolarmente stringenti per le persone fragili”. Sul piano internazionale, rivendica con forza una cultura “liberale, popolare, europeista, atlantica”, che considera l’Unione europea “non un nemico dal quale liberarsi ma uno strumento da cambiare e rafforzare” e la Nato “una scelta strategica, non un impaccio”, senza alcuna “ambiguità sulla Russia”.
Aprire Forza Italia e governare le sfide del domani
In conclusione, da Occhiuto arriva un richiamo alla classe dirigente e all’identità stessa di Forza Italia, che “dovrebbe tornare alla propria vocazione originaria: aprire. Coinvolgere. Far entrare persone che non hanno trascorso vent’anni nei corridoi dei partiti”. Il centrodestra, secondo l’esponente azzurro, “può anche vincere mettendo insieme tutto e il contrario di tutto. Ma il giorno dopo deve governare”, affrontando le sfide del Paese con un’agenda di riforme coraggiose e “smettendo di parlare soltanto di Vannacci”.



