La riapertura del reparto di Psichiatria dell’ospedale di Vibo Valentia rappresenta una notizia importante per un territorio rimasto per tre anni senza un presidio ospedaliero fondamentale per la gestione delle emergenze psichiatriche. Ma proprio perché il reparto torna finalmente operativo, occorre interrogarsi sulle condizioni nelle quali sarà chiamato a funzionare. A porre la questione è Daniela Primerano, presidente dell’Osservatorio Civico Città Attiva, che invita l’Asp di Vibo Valentia a non considerare la riapertura del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura come il punto di arrivo.
Cinque posti letto e il nodo del personale
Secondo quanto comunicato lo scorso 30 settembre, il servizio dovrebbe ripartire con 5 posti letto, un primario, 4 medici strutturati e 7 infermieri. Numeri che possono rappresentare una base di partenza, osserva Primerano, ma che devono essere inseriti in un modello organizzativo chiaro, capace di garantire la continuità del servizio senza produrre nuove carenze negli altri settori della Psichiatria.
Il punto, infatti, non riguarda soltanto la riapertura fisica delle porte del reparto. “Se per tappare una falla se ne apre un’altra, il problema non è stato risolto: è stato semplicemente spostato”, sottolinea la presidente di Città Attiva. Il rischio indicato è quello di utilizzare nel reparto medici che fino a ieri garantivano anche attività ambulatoriali e territoriali, finendo così per indebolire i Centri di Salute Mentale.
Ospedale e territorio sono la stessa rete
Per l’Osservatorio Civico, reparto ospedaliero e servizi territoriali non possono essere considerati realtà separate. Il paziente deve poter essere seguito prima del ricovero, durante la fase acuta e dopo la dimissione. Un indebolimento dei Centri di Salute Mentale rischierebbe quindi di trasferire sull’ospedale una pressione ancora maggiore. C’è poi il tema della continuità assistenziale. Con un organico medico ridotto, ferie, malattie, riposi e assenze improvvise possono mettere rapidamente in difficoltà una struttura chiamata a garantire assistenza continuativa. Per questo, secondo Primerano, la riapertura del SPDC deve essere accompagnata da nuove assunzioni e da un vero piano di potenziamento della Psichiatria provinciale.
Servono personale sufficiente per far funzionare contemporaneamente il reparto e i Centri di Salute Mentale, ma anche strutture residenziali e semiresidenziali capaci di completare la rete dei servizi.
Dopo tre anni il reparto deve restare aperto
La riapertura arriva dopo tre lunghi anni di chiusura, durante i quali il territorio vibonese è rimasto privo di un presidio essenziale per la gestione delle emergenze psichiatriche. Pazienti e famiglie, in caso di necessità di ricovero, sono stati costretti a rivolgersi a strutture fuori provincia e, in alcuni casi, anche fuori regione. Per Città Attiva, dunque, il reparto deve ora rimanere aperto e deve essere messo nelle condizioni di operare con efficienza e sicurezza. Non solo per i pazienti, ma anche per gli operatori chiamati quotidianamente a gestire situazioni complesse e delicate.
“La sicurezza e la qualità delle cure non possono essere affidate alla buona volontà degli operatori”, avverte Primerano. Servono invece una presenza professionale stabile, un numero adeguato di medici, infermieri e operatori e un’organizzazione in grado di garantire continuità assistenziale senza ricorrere costantemente a soluzioni emergenziali.
L’appello al generale Battistini
In vista della Giornata Mondiale della Salute Mentale del 10 ottobre, l’Osservatorio Civico Città Attiva rivolge quindi un appello diretto al generale Antonio Battistini, tornato da pochi giorni alla guida dell’Asp di Vibo Valentia. La richiesta è quella di aprire un confronto “chiaro e trasparente” sul futuro della Psichiatria vibonese e di predisporre un piano concreto per garantire personale, continuità assistenziale e servizi adeguati sull’intero territorio provinciale.
La riapertura del servizio, in questa prospettiva, non può essere una soluzione soltanto apparente. “Si riapre una porta, ma per farlo si rischia di chiuderne un’altra”, è la sintesi scelta da Daniela Primerano per descrivere il rischio che l’Osservatorio vuole scongiurare. La richiesta finale è dunque precisa: programmazione, personale e investimenti. Perché la provincia di Vibo Valentia ha bisogno di un reparto ospedaliero di Psichiatria funzionante, ma con la stessa urgenza ha bisogno di una rete territoriale capace di prevenire, seguire e gestire i pazienti prima e dopo il ricovero.



