Riforma elettorale, Macrì: sì alle preferenze per premiare il merito e superare i dinosauri politici

Il primo cittadino di Tropea interviene nel dibattito nazionale: "L'esperienza del nostro Comune dimostra che il voto diretto non penalizza le donne, che nella nostra Giunta occupano il 75% dei posti d'assessorato"

Le preferenze possono rappresentare uno “strumento di necessaria igiene democratica all’interno delle istituzioni”, a partire dal Parlamento, “spesso abitato da dinosauri politici che non sempre si sono distinti per capacità, efficienza e visione”. Secondo il sindaco di Tropea, Giovanni Macrì, la “reintroduzione del voto di preferenza restituisce ai cittadini la possibilità di scegliere direttamente, valutare e premiare o spazzare via chi non ha brillato per operatività e risultati, bonificando l’apparato democratico da rendite di posizione troppo lunghe e protette”.

Il primo cittadino interviene così nel dibattito sulla riforma elettorale promossa dal centrodestra, caratterizzata da un “impianto proporzionale con premio di maggioranza”, che vede “posizioni contrapposte proprio sul tema delle preferenz”e. Se da una parte si “sostiene l’introduzione del voto diretto come strumento di scelta democratica”, dall’altra “si teme, in modo trasversale, che questo meccanismo possa ridurre la rappresentanza femminile nelle istituzioni”. Per Macrì, invece, “la preferenza reintroduce il merito per tutti, senza distinzioni di sesso”.

Il caso Tropea: donne al centro della classe dirigente

A giudizio di Macrì, l'”esperienza concreta del Comune di Tropea dimostra il contrario: le ultime elezioni comunali hanno confermato che, con il voto di preferenza, le donne non solo vengono elette, ma risultano tra le più votate, assumendo ruoli centrali nel governo della città. La vera discriminante non è il genere, ma il radicamento sul territorio, il lavoro politico, la credibilità personale e la coerenza. Le donne non hanno bisogno di essere protette come una categoria protetta; a Tropea, infatti, la Giunta comunale vede una presenza femminile maggioritaria, con tre assessore su quattro nell’esecutivo, pari al 75% della squadra di governo. Questo esempio – conclude Macrì – smonta la narrazione secondo cui le preferenze penalizzino le donne, costringendo tutti a misurarsi con il consenso reale e la reputazione costruita sul campo”.

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