Rimpiazzo, la Corte d’Appello di Catanzaro rivaluta le posizioni degli imputati

Due sentenze per i tronconi con rito abbreviato e ordinario dell’inchiesta della Dda di Catanzaro contro il clan dei Piscopisani. Due assoluzioni e diverse pene confermate o rideterminate

La Corte d’Appello di Catanzaro ha definito con due distinte sentenze i tronconi, tra rito abbreviato e rito ordinario, dell’operazione antimafia “Rimpiazzo”, l’inchiesta della Dda di Catanzaro che nel 2019 aveva colpito il clan dei Piscopisani, organizzazione criminale radicata a Piscopio, frazione di Vibo Valentia.

Le condanne nel rito abbreviato

Nel procedimento con rito abbreviato la pena più alta è stata inflitta a Sasha Fortuna, 46 anni, di Vibo Valentia e residente nel Bolognese: 18 anni e 8 mesi. A 18 anni e 6 mesi è stato condannato Raffaele Moscato, 40 anni, di Vibo Marina, oggi collaboratore di giustizia. Quattro anni e 6 mesi sono stati invece inflitti a Gaetano Rubino, 45 anni, di Ficarazzi, in provincia di Palermo, e a Giovanni Giardina, 48 anni, di Palermo. Nello stesso troncone la Corte ha assolto Stefano Farfaglia, 41 anni, residente a San Gregorio d’Ippona, e Angelo David, 41 anni, di Piscopio.

Le pene nel rito ordinario

Nel processo celebrato con rito ordinario la Corte d’Appello ha condannato Benito La Bella, 37 anni, di Piscopio, a 13 anni e 4 mesi. Dieci anni sono stati inflitti a Giuseppe Salvatore Galati, 61 anni, detto “Pino il ragioniere”, indicato dagli investigatori come “capo società” del clan dei Piscopisani. Sei anni e 10 mesi sono stati invece inflitti a Michele Staropoli, 58 anni, di Piscopio.Le contestazioni riguardavano, a vario titolo, associazione mafiosa, estorsione, detenzione illegale di armi, traffico di stupefacenti, intestazione fittizia di beni, rapina e danneggiamento.

L’inchiesta scattata nel 2019

L’operazione “Rimpiazzo” era scattata nell’aprile del 2019 sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. L’indagine aveva ricostruito, secondo l’impostazione accusatoria, assetti, ruoli e attività del gruppo criminale riconducibile ai Piscopisani, al centro di una lunga stagione di contrapposizioni criminali nel Vibonese. Le due sentenze di secondo grado intervengono ora sui diversi tronconi processuali dell’inchiesta, rideterminando il quadro delle responsabilità e delle pene rispetto ai precedenti gradi di giudizio.

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