San Costantino Calabro si trasforma in museo diffuso: torna la rassegna fotografica “Lumera”

Per quattro fine settimana, dal 4 al 28 settembre, la Chiesa del Santissimo Nome di Gesù e i vicoli del rione u Rinusu ospiteranno mostre, memorie d'archivio e un'installazione permanente dedicata alla storia della comunità

Quando la cultura riesce ad illuminare una comunità, anche un piccolo centro dell’entroterra vibonese può tornare a riscoprirsi luogo di incontro, di vita, di memoria e di nuove visioni. È questo il senso di Lumera, una luce che torna ad accendersi a San Costantino Calabro, per raccontare attraverso l’arte visiva il rapporto tra persone e lo sguardo sul mondo.

Quattro fine settimana tra chiesa e vicoli antichi

Dal 4 al 28 settembre torna con la sua seconda edizione la manifestazione culturale promossa dalla Pro Loco di San Costantino Calabro, che per quattro fine settimana trasformerà la storica Chiesa del Santissimo Nome di Gesù in uno spazio dedicato alla fotografia contemporanea e, contestualmente, farà dei vicoli della parte più antica del paese, u Rinusu, un vero museo diffuso.

Cinque artisti, quattro mostre personali

Saranno cinque gli artisti che si alterneranno nelle quattro settimane di settembre, attraverso quattro mostre personali, una per ogni settimana, così da consentire una lettura più coerente e una visione più ampia dei diversi percorsi artistici: Maria Pia Russo, dal 4 al 7 settembre; Rosy Suppa, dall’11 al 14; Andrea Torcasio, dal 18 al 21; e, in chiusura, il duo Esmeralda Bartolotta e Marika Brogna, dal 25 al 28 settembre.

Duecento anni dalla prima fotografia della storia

A duecento anni da “Vista dalla finestra a Le Gras”, la prima fotografia della storia, realizzata da Joseph Nicéphore Niépce nel 1826, questa seconda edizione di Lumera nasce con l’idea di celebrare l’arte fotografica e, attraverso di essa, la capacità delle immagini di fermare il tempo, interrogare il presente e restituire nuovi significati ai luoghi che abitiamo.

Alla base del progetto c’è infatti la volontà di creare uno spazio capace di offrire agli artisti emergenti della nostra terra l’opportunità di raccontare il proprio lavoro in maniera esauriente, mostrando non soltanto le opere, ma anche il percorso che li ha portati a scegliere l’arte come strada di vita.

Nella storica Chiesa del Santissimo Nome di Gesù si incontreranno così sguardi e sensibilità differenti, accomunati da intime riflessioni sull’uomo e sul suo rapporto con la natura, l’ambiente e i luoghi vissuti: un rapporto ora dolce e faticoso, ora devastante e immorale.

In linea con il clima culturale che attraversa ormai l’intera penisola, anche la provincia viene raccontata da una prospettiva nuova, senza ipocrisie, riscoprendone valori e contraddizioni e interrogandosi su ciò che può ancora diventare una guida per il futuro, forse l’unico possibile.

La nuova sezione permanente nel rione u Rinusu

Quest’anno Lumera si arricchisce inoltre di una sezione permanente, che trova casa nel rione u Rinusu, cuore pulsante della storia del paese. Qui un’installazione dedicata a storia, persone e scorci di San Costantino Calabro costruirà una narrazione fatta di immagini e memoria: visioni di un mondo perduto, di cui restano tracce mnesiche e valori morali.

Grazie alla preziosa collaborazione con l’Archivio di Stato di Vibo Valentia, le fotografie si intrecceranno con la memoria scritta. Le riproduzioni di atti di nascita, matrimonio e morte dei protagonisti delle immagini accompagneranno gli spettatori alla riscoperta di un passato collettivo e comunitario, restituendo un volto, una storia e una dimensione umana alle persone ritratte.

È anche in questo dialogo tra presente e passato che Lumera assume la forma di un aggregante sociale: un progetto che non si limita a portare l’arte dentro un paese, ma prova a fare dell’arte uno strumento per riannodare legami, condividere memorie e guardare con occhi nuovi ciò che appartiene alla comunità.

Quando il paese torna al silenzio, Lumera si accende

A settembre, quando la stagione estiva si spegne, lo stridio dei treni si fa lontano e il paese torna al suo abituale silenzio, Lumera si accende. E dalla penombra fa emergere il bello e il vivo di ciò che resiste: le persone, le storie, i luoghi, le tracce di un passato che ancora parla al presente.

Attraverso linguaggi nuovi e prospettive differenti, la manifestazione offre a chi abita questi luoghi l’opportunità di affacciarsi a racconti lontani dalla quotidianità, di incontrare nuovi punti di vista e di conoscere il lavoro di giovani artisti instancabili che hanno scelto l’arte come propria voce.

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