Tombe profanate, condannati l’ex custode del cimitero e il figlio

L'inchiesta era nata sulla scorta di un'altra indagine ed aveva portato a scoprire un sistema illecito di estumulazione dei cadaveri

Si è concluso con due condanne il filone ordinario del processo sulle distruzioni di cadaveri avvenute all’interno del cimitero comunale di Tropea.

Il tribunale di Vibo, concordando con la prospettazione accusatoria, ha condannato Francesco Trecate, impiegato comunale ex custode del cimitero, e il figlio Salvatore rispettivamente a 5 anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici, e di 3 anni e 6 mesi e interdizione per 5 anni dai pubblici uffici.

Il pm Concettina Iannazzo, al termine della sua requisitoria, aveva chiesto 5 anni e 6 mesi per entrambi gli imputati difesi dall’avvocato Giuseppe Di Renzo.

Parte civile il comune di Tropea rappresentato dall’avvocato Michele Accorinti.

Il giudice ha inoltre rigettato la richiesta di provvisionale chiesta dal legale dell’ente locale condannando i due Trecate al pagamento delle spese legali e al risarcimento del danno da liquidarsi in separata sede. Roberto Trecate, in passato era stato anche insignito di un riconoscimento da parte dello stesso Comune di Tropea.

Un terzo imputato, Roberto Contartese, è già stato condannato a 3 anni e 6 mesi al termine di un processo celebrato con rito abbreviato.

Estumulazione dei cadaveri

L’inchiesta era nata sulla scorta di un’altra indagine ed aveva portato a scoprire un sistema illecito di estumulazione dei cadaveri, soprattutto di persone che non avevano parenti in zona. Condotte il cui inizio gli investigatori fanno risalire al luglio del 2019. Era stata l’installazione, nell’ottobre dello scorso anno, di una telecamera in un piazzale del cimitero in cui i tre indagati svolgevano le attività, a portare elementi concreti all’indagine dopo alcune segnalazioni che nell’estate precedente avevano attivato l’attenzione della Guardia di finanza.

Nel febbraio del 2021 scattò il blitz della Finanza. I tre indagati avrebbero in particolare violato ventisei tombe in cui erano tumulati i cadaveri di soggetti identificati e non, con l’aggravante dell’aver commesso il fatto con abuso dei poteri e in violazione dei doveri derivanti dal ruolo di custode cimiteriale per Francesco Trecate. Sette i cadaveri che sarebbero stati distrutti completamente o parzialmente dopo essere stati sezionati con l’ausilio di un seghetto e di un martello e poi bruciati. Pratiche che in alcune occasioni le stesse fiamme gialle sono riuscite a filmare e documentare con videocamere nascoste. (ansa)

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