Chi ha seguito l’ultima seduta del Consiglio comunale del 22 giugno scorso probabilmente si aspettava di ascoltare un confronto costruttivo sui problemi della città senza distrazioni e senza ironie e sarcasmo. In diversi momenti, invece, ha assistito a qualcosa di molto diverso.
Tra interruzioni, richiami continui, battute, discussioni personali e interventi spesso difficili da seguire, il dibattito ha finito per perdere chiarezza e incisività. Non è una questione di appartenenze politiche. È una questione di rispetto per l’istituzione che si rappresenta.
Quando il messaggio non arriva
Il Consiglio comunale è il luogo nel quale si discutono atti, progetti e decisioni che riguardano la comunità. Per questo ogni intervento dovrebbe essere comprensibile ai cittadini che seguono i lavori. Non servono grandi oratori. Serve però la capacità di esporre un concetto in modo chiaro e, naturalmente, con competenza senza trasformare la discussione in una successione di polemiche, sovrapposizioni e schermaglie che finiscono per oscurare il merito delle questioni.
Un’Aula che merita di più
La massima assise cittadina merita un confronto fermo, anche duro quando necessario, ma sempre riconoscibile per serietà e senso delle istituzioni. Ancora meglio se in Aula presenziano agenti della Polizia Municipale in alta uniforme e non con il berrettino da boy-scout. Vale la pena ricordare che il Consiglio comunale non è un luogo qualsiasi. È la casa democratica della città. E l’immagine restituita nell’ultima seduta non è quella che i cittadini hanno il diritto di aspettarsi da chi è stato chiamato a rappresentarli.



