Sulla monumentale porta centrale della Basilica Cattedrale della millenaria Abbazia di Montecassino sono incise trentasei formelle che riportano l’elenco dei possedimenti e delle chiese un tempo dipendenti dal monastero, una delle più vaste signorie ecclesiastiche del Medioevo.
Tra queste iscrizioni, nell’undicesima formella del battente sinistro, compare anche il riferimento a Tropea, legato al possedimento di Santa Maria dell’Isola con la formula: “Santa Maria de Tropea cum omnibus pertinentiis suis”. Un’indicazione che affonda le sue radici nell’agosto del 1090, quando un documento conservato nell’abbazia attesta la concessione da parte del duca Ruggero, figlio di Roberto il Guiscardo e di Sichelgaita, della chiesa di Santa Maria di Tropea “avanti la porta vaticana”.
Nel corso dei secoli successivi questo titolo di possesso è stato più volte confermato dai vari governi, risultando l’unico, tra quelli riportati sull’antica porta, ad aver mantenuto una continuità giuridica originaria fino ai giorni nostri.
Un’eredità che diventa identità condivisa
Da questa antica concessione nasce un legame storico e simbolico tra la comunità tropeana e l’abbazia cassinese, spesso definito come una sorta di patto di “gemellaggio” che attraversa i secoli e resiste da oltre 936 anni. Un rapporto che si rinnova ancora oggi nella tradizionale presenza dell’abate di Montecassino a Tropea nei giorni dell’8 e 9 settembre, in occasione della Natività della Vergine Maria e della festa della Madonna di Romania, patrona della città e della diocesi.
Il Santuario di Santa Maria dell’Isola, costruito su uno scoglio di arenaria che un tempo emergeva isolato dal mare, rappresenta uno dei luoghi più iconici del territorio. Nel Medioevo fu rifugio di eremiti e comunità monastiche bizantine, mentre oggi conserva nella nicchia dell’altare il gruppo scultoreo settecentesco della Sacra Famiglia, opera di grande valore artistico realizzata con materiali misti.
La festa dell’Assunta e le processioni a mare
Ogni anno, durante la festa dell’Assunta, le statue vengono portate in processione tra le vie della città e poi imbarcate su un peschereccio addobbato, dando vita a una suggestiva traversata lungo la costa, accompagnata da numerose imbarcazioni fino a Capo Vaticano e Zambrone. Dopo un periodo in cui la gestione del santuario era affidata a una cooperativa con circa dieci dipendenti, dallo scorso aprile la responsabilità è tornata all’Abbazia di Montecassino, con l’obiettivo di garantire continuità lavorativa e rilanciare il sito sul piano religioso, culturale e turistico.
Uno sguardo che si proietta anche al futuro, verso il 2029, quando ricorreranno i 1500 anni dalla fondazione del monastero di San Benedetto, appuntamento che conferma il ruolo centrale di Montecassino nella storia spirituale e culturale europea.



