Xylella, il batterio degli ulivi è arrivato in Calabria: primo focolaio a Taurianova, scatta l’allarme per l’olivicoltura

La sottospecie pauca, la stessa responsabile della devastazione degli ulivi pugliesi, è stata individuata in contrada Olivetella: la Regione istituisce una zona cuscinetto che coinvolge anche Cittanova e Terranova Sappo Minulio

La Xylella fastidiosa è arrivata in Calabria. La conferma è arrivata dalle analisi del Crea, che hanno individuato la sottospecie pauca tra gli ulivi di contrada Olivetella, nel territorio di Taurianova. È il primo focolaio accertato nella regione e una notizia che apre una nuova emergenza per un comparto, quello olivicolo, che rappresenta una delle colonne dell’agricoltura calabrese.

A parlare apertamente di un “inizio di epidemia di Xylella fastidiosa” è stato l’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo. La Regione, dopo aver ricevuto la relazione tecnica e fitosanitaria il 27 agosto, ha adottato il decreto dirigenziale numero 14746 del primo settembre. La segnalazione che ha fatto partire gli accertamenti era stata presentata da un proprietario terriero il 15 luglio.

Che cos’è davvero il focolaio?

La parola focolaio va spiegata, perché non significa che tutta la Calabria sia stata colpita dalla Xylella. Significa, in questo caso, che il batterio è stato individuato in una determinata area e in alcune piante, rendendo necessario intervenire immediatamente per impedire che l’infezione si allarghi. Al momento, secondo le informazioni disponibili, le piante positive sarebbero pochissime. È dunque una situazione circoscritta, ma che non può essere sottovalutata. La Xylella è un batterio fitopatogeno che vive nei vasi dello xilema, cioè nei condotti interni attraverso i quali l’olivo trasporta acqua e sostanze nutritive. Moltiplicandosi, può ostacolare la circolazione dell’acqua nella pianta e provocare disseccamento di foglie e rami, perdita di vigore e, nelle varietà più sensibili, anche la morte dell’albero.

Il pericolo viaggia con gli insetti

Ed è proprio questo uno degli aspetti più delicati. La Xylella non si muove semplicemente da un albero all’altro: la trasmissione avviene soprattutto attraverso insetti che si nutrono della linfa delle piante, tra i quali la sputacchina, Philaenus spumarius. Un insetto può acquisire il batterio da una pianta infetta e trasmetterlo successivamente a una pianta sana. Per questo l’individuazione di un focolaio fa scattare una serie di misure fitosanitarie. Non basta controllare l’albero risultato positivo: bisogna capire quanto è estesa la presenza del batterio nell’area circostante, effettuare campionamenti e monitoraggi e impedire, per quanto possibile, che il contagio si allarghi.

La Regione ha quindi istituito un tavolo di crisi e disposto gli interventi fitosanitari necessari per il monitoraggio e l’eradicazione. La zona cuscinetto comprende anche porzioni dei territori comunali di Cittanova e Terranova Sappo Minulio.

Lo spettro della Puglia

La preoccupazione nasce soprattutto dal nome della sottospecie individuata: pauca. È la stessa sottospecie associata alla grave emergenza che dal 2013 ha interessato l’olivicoltura pugliese, con conseguenze pesantissime sul patrimonio agricolo, sull’economia e sul paesaggio di vaste aree. Ma sarebbe sbagliato trasformare il focolaio di Taurianova nella previsione di una nuova devastazione. Oggi il dato è un altro: la Xylella è stata trovata e deve essere fermata prima che possa diffondersi. Ed è proprio questa la partita che si apre adesso.

La Calabria conta un patrimonio olivicolo enorme e caratterizzato da numerose cultivar autoctone. Tra quelle richiamate dalla consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Elisabetta Barbuto ci sono Carolea, Ottobratica e Cassanese. La scoperta di Taurianova rende quindi ancora più urgente una strategia regionale di prevenzione.

Barbuto (M5S): non c’è più tempo da perdere

Elisabetta Barbuto ricorda la mozione depositata il 31 marzo in Consiglio regionale con la quale chiedeva un piano straordinario di prevenzione e il potenziamento dei servizi fitosanitari. Secondo la consigliera, il primo focolaio nel Reggino conferma un rischio già segnalato e rende necessario rafforzare immediatamente i controlli. Tra le richieste del M5S ci sono l’assunzione di tecnici e ispettori, il monitoraggio dei terreni abbandonati e delle aree demaniali, una regia comune con Puglia e Basilicata e sostegni rapidi alle aziende agricole.

Barbuto chiede inoltre di coinvolgere Arsac e università nella ricerca sulle cultivar calabresi e di avviare campagne di prevenzione rivolte direttamente agli agricoltori. L’appello rivolto al presidente Roberto Occhiuto e all’assessore Gianluca Gallo è netto: «Non c’è più un solo minuto da perdere».

Una partita che si gioca adesso

Il fattore tempo, in questa vicenda, è decisivo. La ricerca scientifica continua a lavorare su strategie di contenimento e sulla selezione di materiali genetici di olivo più tolleranti o resistenti al batterio. Ma la prima risposta resta sul territorio: monitorare, campionare, delimitare, intervenire e capire esattamente quanto è grande il focolaio. La Calabria non è davanti a una strage di ulivi. È davanti a un primo campanello d’allarme. E proprio per questo la scoperta di Taurianova non deve essere né minimizzata né trasformata in allarmismo. Deve essere affrontata con la massima rapidità e con dati scientifici alla mano. Perché il vero problema non è soltanto l’albero nel quale oggi è stato trovato il batterio. È ciò che potrebbe accadere domani se quel batterio riuscisse a uscire dalla zona del focolaio.

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