C’è un modo diverso per raccontare il XVIII Congresso nazionale dell’Associazione Italiana di Cultura Classica. È quello scelto da Cristina Barbuto e Lara Russo, due giovani “giornaliste” della redazione scolastica School Times, che hanno seguito il congresso dall’interno, osservando non soltanto ciò che è stato detto dagli studiosi, ma anche il rapporto tra quel mondo e la loro generazione.
Il loro racconto restituisce la fotografia di tre giornate nelle quali Vibo Valentia è diventata un punto di riferimento nazionale per la cultura classica. Ma, allo stesso tempo, apre una riflessione che va oltre il congresso: quanto una città è capace di accorgersi delle occasioni che le vengono offerte? E quanto spazio riesce ancora a trovare la cultura in un sistema dell’informazione sempre più condizionato dall’immediatezza, dalle vendite, dagli algoritmi e dai clic?

Tre giorni di cultura tra i licei e Palazzo Gagliardi
Per tre giorni le aule del Liceo Scientifico “Giuseppe Berto”, gli spazi del Liceo Classico “Michele Morelli” e la cornice storica di Palazzo Gagliardi hanno ospitato lezioni, incontri, dibattiti e approfondimenti sul tema “Sogni, visioni e profezie”. Un vero cantiere di idee al quale hanno preso parte accademici, filologi, docenti universitari e ricercatori del panorama umanistico. Un appuntamento che ha messo in relazione il mondo antico con le domande dell’uomo contemporaneo: il desiderio del futuro, il rapporto con l’irrazionale, il presagio, le aspirazioni e le inquietudini che attraversano ogni epoca. E soprattutto ha messo gli studenti al centro.
I ragazzi dei due licei vibonesi hanno collaborato con la comunità scolastica e con la delegazione provinciale “Carlo Diano” dell’AICC, partecipando alle attività e confrontandosi direttamente con studiosi di grande esperienza. Non semplici spettatori, dunque, ma protagonisti di un’esperienza che ha consentito loro di guardare alla cultura classica da una prospettiva diversa.
Il congresso visto visto da due giovani “giornaliste”
È proprio questo il valore aggiunto del racconto di Cristina Barbuto e Lara Russo. Le due studentesse non si sono limitate a riportare il programma dell’iniziativa. Hanno raccontato quello che hanno visto e vissuto, restituendo al lettore il senso di un’esperienza formativa. Il loro articolo parla di testi antichi, analisi filologica, letteratura italiana e confronto con gli studiosi. Ma dentro quelle righe c’è anche qualcosa di più: la scoperta che il mondo classico non è necessariamente un mondo lontano dai giovani. Se raccontato e vissuto attraverso il confronto, può diventare uno strumento per comprendere il presente e interrogarsi sul futuro.
Ed è proprio qui che School Times dimostra il valore del proprio progetto. La scuola diventa una redazione, gli studenti diventano giornalisti, gli eventi diventano occasioni per imparare a osservare, selezionare le informazioni, scrivere e raccontare. Un’esperienza che merita attenzione perché non insegna soltanto a scrivere un articolo ma a guardare la realtà.
Il lavoro della scuola e dei docenti
Il congresso è stato organizzato dalla docente Caterina Scolieri, presidente della delegazione vibonese “Carlo Diano” dell’AICC, con il lavoro sinergico dei docenti Vania Continanza, Tonino Fortuna, Rosamaria Cantafio, Carla Castagna e Caterina Ferro. A loro è spettato anche il compito di accompagnare gli studenti del Liceo della Comunicazione nelle diverse attività e, in particolare, nella produzione giornalistica attraverso Berto on Air (Liceo Scientifico) e School Times (Liceo Classico). È un aspetto tutt’altro che secondario. Perché mentre il congresso parlava di cultura, gli studenti imparavano a comunicarla. Così come mentre gli studiosi si confrontavano sui grandi temi dell’umanesimo, i ragazzi sperimentavano direttamente gli strumenti del giornalismo. La cultura, dunque, non è rimasta chiusa nelle aule. È diventata esperienza, comunicazione e partecipazione.
Un piatto prelibato che la città non ha gustato
E qui arriva il paradosso: un piatto prelibato è stato servito sui tavoli del Morelli e del Berto. Una pietanza fatta di cultura, università, ricerca, scuola e confronto nazionale. Ma la città, almeno in larga parte, non ha voluto gustarlo. L’appuntamento avrebbe meritato un’attenzione molto maggiore. Non soltanto perché coinvolgeva nomi importanti del panorama umanistico nazionale, ma perché segnava un’agenda di respiro nazionale proprio a Vibo Valentia.
Era un’occasione per mostrare una città diversa da quella che normalmente finisce nelle cronache: una città capace di ospitare cultura, ricerca, formazione e confronto tra generazioni. Invece il congresso è rimasto, almeno in parte, ai margini. Per addetti ai lavori. E questo rappresenta un’occasione persa. Non per gli studenti, che quella possibilità l’hanno vissuta e tantomeno per gli organizzatori, che hanno costruito un appuntamento di grande livello. Ma per la città, che avrebbe potuto appropriarsi maggiormente di quell’evento e utilizzarlo per raccontare se stessa in una dimensione diversa.
E anche l’informazione ha perso un’occasione
Il problema riguarda inevitabilmente anche il sistema dell’informazione. La carta stampata vive una stagione nella quale le vendite condizionano sempre più gli spazi e le scelte editoriali. Le testate online devono invece fare i conti con l’algoritmo, le visualizzazioni, i clic e la necessità di catturare rapidamente l’attenzione del lettore. In questo sistema, una notizia culturale rischia di essere considerata meno appetibile di una polemica politica, di un consiglio comunale (che molto spesso litiga con i congiuntivi anche se ormai non ci fa più caso nessuno), di un incidente, di un fatto di cronaca o di qualsiasi episodio capace di produrre traffico immediato. Ma il giornalismo non dovrebbe limitarsi a inseguire ciò che fa clic. E questo concetto Cristina Barbuto e Lara Russo c’è da sperare che lo imparino presto.
Il compito dell’informazione è anche quello di riconoscere ciò che ha valore, anche quando non produce immediatamente numeri. Un congresso nazionale sulla cultura classica, ospitato a Vibo Valentia e capace di portare in città studiosi e accademici di rilievo, appartiene a questa categoria di notizie. Forse non è la notizia che garantisce più visualizzazioni. Ma è una notizia che racconta una città e il suo rapporto con la cultura. Ed è proprio su questo terreno che il giornalismo dovrebbe interrogarsi.
La cultura classica offre ai giovani punti di riferimento
Nel corso della cerimonia conclusiva, la dirigente scolastica del Liceo Scientifico “G. Berto”, Licia M. Bevilacqua, ha sottolineato il valore dell’iniziativa, esprimendo gratitudine verso gli accademici, i docenti, il personale e gli studenti che hanno contribuito alla sua realizzazione. La dirigente ha evidenziato il valore del dialogo con il mondo classico, non come semplice esercizio intellettuale, ma come elemento importante nella formazione delle nuove generazioni. Il confronto con studiosi di grande esperienza, ha sottolineato, consente agli studenti di sviluppare curiosità, senso critico e la capacità di immaginare il proprio futuro con maggiore consapevolezza. Un concetto che porta direttamente al cuore del congresso: la cultura classica non come nostalgia, ma come strumento per leggere il presente.
Tosi: le radici sono una bussola per il futuro
Anche il presidente nazionale dell’AICC, Renzo Tosi, ha voluto rivolgere un particolare riconoscimento agli studenti, sottolineando il loro coinvolgimento, l’entusiasmo e la sensibilità dimostrati durante le giornate del congresso. Il patrimonio degli autori classici, nella sua lettura, non deve essere considerato un’eredità da custodire semplicemente guardando al passato. È invece un patrimonio ancora capace di offrire strumenti per affrontare il futuro. Custodire le radici, dunque, non significa fermarsi. Significa avere una bussola per andare avanti. Ed è forse questa la chiave per comprendere anche il lavoro delle due giovani giornaliste di School Times.
Due ragazzi hanno visto quello che la città rischiava di non vedere
Cristina Barbuto e Lara Russo hanno fatto una cosa semplice e, proprio per questo, importante: hanno raccontato. Hanno ascoltato gli studiosi, osservato gli studenti, seguito le attività e trasformato quell’esperienza in un articolo. Hanno fatto giornalismo partendo dalla scuola e hanno dimostrato che anche i giovani possono diventare osservatori attenti della realtà che li circonda. Il loro lavoro acquista ancora più valore proprio perché arriva dopo un appuntamento che la città avrebbe potuto vivere con maggiore partecipazione. Forse, alla fine, il vero risultato del congresso non è soltanto quello di aver portato a Vibo Valentia per tre giorni il mondo della cultura classica. È anche aver dato a una nuova generazione la possibilità di raccontarlo.
E mentre una parte della città non ha saputo, o non ha voluto, assaporare quel piatto prelibato, due giovani giornaliste hanno deciso di sedersi a tavola, ascoltare e raccontare ciò che veniva servito. È una piccola ma significativa lezione per tutti: la cultura può anche non fare clic. Ma continua ad avere valore.





