Calabria, dichiarata la calamità naturale per i cicloni di inizio 2026

Le tempeste “Harry” e “Nils” hanno colpito in rapida successione, provocando esondazioni, forti venti e perdite significative alle colture, con danni fino al 70% per le ortive, al 50% per gli agrumi e al 30% per gli ulivi. Previsti interventi di sostegno per le aziende

La Giunta regionale ha approvato la proposta di declaratoria di calamità naturale per i cicloni extratropicali che hanno colpito la Calabria nei mesi di gennaio e febbraio 2026.

Nei primi mesi del 2026, infatti, nel giro di appena 30 giorni, ben 2 circolazioni cicloniche anomale hanno interessato il Mediterraneo centrale, la prima delle quali, la tempesta extratropicale “Harry”, evento di assoluta eccezionalità, si è verificato dal 17 al 21 gennaio 2026, colpendo in particolare la costa ionica reggina e catanzarese. Il successivo ciclone Nils (o Ulrike a seconda dell’origine della denominazione), verificatosi dall’11 al 13 febbraio 2026, ha concorso ad aggravare i danni già apportati dai fenomeni estremi del mese di gennaio e in alcuni casi ha creato nuovi danni, in particolare a causa delle diverse caratteristiche dei venti impetuosi e soprattutto dell’esondazione di diversi fiumi tra cui quella del fiume Crati nella Piana di Sibari in provincia di Cosenza.

“Siamo di fronte a eventi meteorologici straordinari che hanno messo in ginocchio ampie aree del comparto agricolo calabrese – dichiara l’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo. Con questo provvedimento intendiamo attivare tutte le procedure necessarie per garantire un sostegno concreto alle aziende colpite, molte delle quali hanno subito perdite gravissime, sia in termini di produzione che delle strutture agricole”.

Nella relazione dipartimentale evidenziato come il danno alle produzioni sia avvenuto prevalentemente a causa dei forti venti, ed in parte dalle piogge che hanno contribuito a peggiorare i danni. Nelle colture arboree spiccano quelli agli ulivi e agli agrumi. L’incidenza del danno sugli agrumi è mediamente pari al 50%, tenuto conto della variabilità in relazione ai territori interessati, mentre sugli ulivi è mediamente pari al 30%. Percentuali più alte valutate per le Ortive da pieno campo con valori medi del 70% di danno.

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