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Digitalizzazione in Calabria, 974 lavoratori sull’orlo del baratro: contratti in scadenza e cassa integrazione, scatta la mobilitazione alla Cittadella

Martedì 5 maggio presidio a Catanzaro. Un appello disperato: “Non siamo fantasmi, dateci un futuro”

“Aiutateci a togliere queste maschere. Siamo lavoratori, non siamo fantasmi”. È un grido di dignità, prima ancora che una protesta, quello che si leva dai lavoratori della digitalizzazione in Calabria, protagonisti di un progetto nato come simbolo di innovazione e oggi diventato, secondo loro, l’ennesima occasione mancata. Una vertenza che intreccia precarietà, fondi pubblici e responsabilità istituzionali, e che esploderà pubblicamente martedì 5 maggio alle ore 11, con un presidio davanti alla Cittadella Regionale di Catanzaro.

Una mobilitazione “per” il lavoro, non contro qualcuno

Non una protesta ideologica, ma una richiesta di ascolto. I lavoratori lo precisano chiaramente: la mobilitazione non è “contro” qualcuno, ma “per” il lavoro e per il futuro di centinaia di famiglie calabresi. L’appello è rivolto al Presidente della Regione, ai sindaci di Crotone, Cosenza, Rende, Settingiano e Catanzaro, oltre che all’intera deputazione calabrese.

L’invito è esplicito: partecipare al presidio con le fasce tricolori, assumendosi la responsabilità pubblica di una crisi che rischia di avere conseguenze sociali pesantissime. “L’assenza si noterà”, avvertono i lavoratori, trasformando la piazza in un banco di prova politico.

Scadenze imminenti e centinaia di famiglie senza certezze

Il quadro occupazionale è drammatico e si muove su due livelli distinti ma intrecciati. Da un lato l’urgenza immediata: 74 lavoratori vedranno scadere il proprio contratto il 18 maggio, una data che incombe come una sentenza. Senza interventi concreti, decine di famiglie resteranno senza reddito nel giro di pochi giorni.

Dall’altro lato c’è la crisi strutturale: circa 900 lavoratori delle province di Crotone, Cosenza e Catanzaro vivono nell’incertezza già dal 9 aprile. Di questi, 654 sono attualmente in cassa integrazione, distribuiti tra le sedi di Crotone, Settingiano e Rende. Numeri che raccontano una fragilità diffusa e una gestione che, secondo i diretti interessati, non ha retto alla prova dei fatti.

Un investimento da 30 milioni e un progetto già in crisi

Alla base della vertenza c’è un progetto ambizioso: 30 milioni di euro di fondi pubblici destinati a trasformare la Calabria in un polo nazionale della digitalizzazione. Un piano che avrebbe dovuto garantire stabilità per almeno tre anni e che invece, dopo appena 15 mesi, mostra crepe profonde. Le criticità, denunciano i lavoratori, erano emerse già nel luglio 2025: disorganizzazione interna, ferie forzate, sedi inadeguate e un utilizzo dei fondi pubblici orientato più agli incentivi all’esodo che alla creazione di valore. “Mancavano visione, capacità organizzativa e coraggio industriale”, accusano, sottolineando come i segnali d’allarme siano stati ignorati fino a trasformarsi nell’attuale emergenza.

Ora il rischio è duplice: da un lato la perdita di centinaia di posti di lavoro qualificati, dall’altro il fallimento di un progetto che avrebbe dovuto rappresentare una svolta per l’economia regionale. Martedì, davanti alla Cittadella, non si giocherà solo una vertenza occupazionale, ma la credibilità stessa di un modello di sviluppo.

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