La lunga lettera con cui l’assessore alla Cultura del Comune di Vibo Valentia, Stefano Soriano, ha rivendicato l’attività svolta dall’amministrazione sul fronte culturale non convince Gilberto Floriani. L’ex direttore del Sistema bibliotecario vibonese affida ai social una dura replica nella quale contesta non tanto ciò che è stato elencato, quanto ciò che, a suo dire, è stato completamente omesso. Per Floriani il nodo centrale è l’assenza di qualsiasi riferimento alle istituzioni culturali permanenti, quelle che, sostiene, rappresentano il vero fondamento di una politica culturale degna di questo nome.
“Ci parla di spettacoli, mostre, laboratori, incontri, marchi, riconoscimenti e inaugurazioni”, scrive. Attività che l’ex direttore riconosce come legittime e importanti, ma che considera insufficienti a definire una strategia culturale. “C’è una parola che non compare mai: istituzioni. È questa la differenza tra una politica culturale e un calendario di eventi”. Secondo Floriani, una biblioteca, un archivio, un museo organizzato scientificamente, una rete di servizi culturali o un centro di ricerca rappresentano strumenti che producono cultura ogni giorno dell’anno, mentre eventi e manifestazioni, per quanto riusciti, restano iniziative temporanee.
Un teatro non basta a fare una politica culturale
Nel suo intervento, Floriani entra nel merito dei risultati rivendicati dall’assessore. Il Teatro comunale e Palazzo Gagliardi vengono definiti importanti contenitori, ma non possono essere considerati, da soli, una politica culturale. Anche il riconoscimento di “Città che legge” viene letto con scetticismo. “Ha un significato se una città possiede una rete bibliotecaria efficiente, bibliotecari qualificati e una strategia per la lettura”, osserva, aggiungendo che altrimenti rischia di trasformarsi in “una medaglia appuntata su una giacca sempre più logora”.
Le “macerie” e il riferimento al proscioglimento
Particolarmente critica la reazione a una frase contenuta nella lettera di Soriano: “Se macerie vi sono, gli autori sono ben noti”. Un’affermazione che Floriani collega direttamente alla vicenda giudiziaria che lo ha riguardato negli anni scorsi. L’ex direttore ricorda come, quando era soltanto indagato nell’ambito di una procedura scaturita da una denuncia trasmessa dal Comune, lo stesso assessore lo avesse invitato pubblicamente a non dare “cattivi esempi”. Una vicenda che, sottolinea, si è poi conclusa con il proscioglimento perché il fatto non sussiste. Per questo giudica “singolare” il riferimento a responsabilità e macerie, sostenendo che prima di attribuire colpe ad altri sarebbe necessario riflettere sulle conseguenze delle proprie parole e delle proprie scelte.
L’affondo sul Sistema bibliotecario vibonese
La parte più dura della replica riguarda però il destino del Sistema bibliotecario vibonese, che Floriani definisce una delle più importanti istituzioni culturali della Calabria. “Le macerie non sono un’eredità astratta”, scrive. “Sono anche il risultato delle scelte di chi, negli ultimi anni, ha lasciato scomparire il Sistema bibliotecario vibonese senza costruire nulla di equivalente”. L’ex direttore richiama numeri e risultati di quella esperienza: oltre 80 mila documenti, un patrimonio librario e archivistico di grande valore, il ruolo di polo del Servizio bibliotecario nazionale, una rete di biblioteche diffuse sul territorio, professionalità costruite in decenni di attività e un festival letterario conosciuto a livello nazionale.
Un patrimonio che, secondo Floriani, non è andato perduto per cause inevitabili ma per precise decisioni politiche e amministrative.
Non nostalgia, ma solo memoria
Nelle conclusioni il confronto si sposta sul piano della visione futura della città. Floriani respinge l’accusa implicita di guardare al passato con nostalgia e distingue nettamente tra nostalgia e memoria. “La nostalgia guarda indietro. La memoria serve a non ripetere gli stessi errori”, afferma. Da qui l’ultima stoccata all’amministrazione: il problema di Vibo Valentia, secondo l’ex direttore del Sistema bibliotecario, non sarebbe quello di restare ancorata al proprio passato, ma di continuare a demolire quanto costruito negli anni, confidando che comunicati, inaugurazioni e iniziative possano sostituire strutture culturali che richiedono tempo, competenze e programmazione.
“Le città crescono quando accumulano conoscenza, istituzioni e capitale umano. Decadono quando scambiano l’animazione culturale per una politica culturale”. Una frase che sintetizza il senso dell’intervento e che riapre il dibattito sul modello di sviluppo culturale che Vibo Valentia intende perseguire.



