Si è conclusa in territorio spagnolo la latitanza di Domenico Paviglianiti, noto come “Don Mico”, considerato un elemento di vertice dell’omonima cosca di ‘ndrangheta attiva nella provincia di Reggio Calabria, con diramazioni nel Nord Italia e all’estero. L’uomo era irreperibile dal 2022, anno in cui la Procura della Repubblica di Bologna aveva emesso nei suoi confronti un ordine di esecuzione per cumulo pene superiore ai 19 anni di reclusione per reati di associazione mafiosa, omicidio e armi. Nel luglio dello stesso anno era stato spiccato anche un mandato di arresto europeo.
La cattura all’uscita dal ristorante e la cooperazione internazionale
L’arresto è stato eseguito dalla Policia Nacional del Regno di Spagna. L’individuazione del latitante è scaturita dalle indagini dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotte dal G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, in stretta sinergia con la divisione della polizia spagnola UDYCO (Unidad de Droga y Crimen Organizzato). Fondamentale per l’operazione oltreconfine è stato il supporto di diverse istituzioni, tra cui l’Unità I-CAN (Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta), la Direzione Centrale della Polizia Criminale, la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, il II Reparto del Comando Generale della Guardia di Finanza e lo Scico.
Gli investigatori sono risaliti a Paviglianiti monitorando la sua cerchia relazionale e i frequenti spostamenti dei suoi contatti dall’Italia alla Spagna, paese dove il ricercato si era stabilito fin dagli anni ’90. Attraverso una complessa attività di osservazione e pedinamento transnazionale, l’uomo è stato localizzato a Soria, una località dell’entroterra spagnolo situata a circa 200 chilometri da Madrid, dove è stato bloccato e fermato subito dopo essere uscito da un ristorante.
Il profilo criminale: dalla guerra di ‘ndrangheta alle condanne
Il passato di Domenico Paviglianiti è legato a una delle fasi più violente della criminalità organizzata calabrese. Il suo ruolo di primo piano si era già delineato durante la cosiddetta seconda guerra di ‘ndrangheta (1985-1991), periodo in cui si schierò al fianco della cosca De Stefano nel conflitto contro il gruppo Condello, una stagione di sangue che ha profondamente segnato gli equilibri mafiosi del reggino. Negli anni Paviglianiti ha accumulato numerose condanne definitive e provvedimenti restrittivi per associazione di tipo mafioso, omicidio e traffico internazionale di stupefacenti. Tra i vari passaggi giudiziari si registra una condanna all’ergastolo (in seguito rideterminato in 30 anni di reclusione) per fatti risalenti agli anni ’80, a cui si sono aggiunte ulteriori condanne per omicidio e altri gravi reati.
Quella interrotta a Soria non è la sua prima latitanza: già nel 1996 e nel 2021 era stato rintracciato e arrestato sempre in Spagna. Nel 2022 era stata inoltre disposta a suo carico la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, rimasta ineseguita proprio a causa del suo stato di irreperibilità.
Il trasferimento in Italia
Le autorità hanno confermato che nei prossimi giorni verranno avviate tutte le procedure necessarie per il trasferimento e l’estradizione di Paviglianiti in Italia, dove dovrà scontare la pena detentiva prevista dalla magistratura.



