Sistema Bibliotecario Vibonese, assemblea deserta e fine di un’esperienza: ora almeno si salvi il patrimonio costruito in oltre trent’anni

L'ex protagonista della storia del SBV riflette sull'assenza dei sindaci all'ultima assemblea, ripercorre le tappe che hanno portato alla crisi dell'ente e lancia un appello: mettere in sicurezza documenti, archivi, opere e competenze che appartengono all'intera comunità

Ecco quanto scrive Gilberto Floriani, già direttore del Sistema Bibliotecario Vibonese, sul proprio profilo Facebook. Un contributo che aiuta a riflettere e provare a discutere:

“Ho letto questa mattina che l’assemblea dei Comuni del Sistema Bibliotecario Vibonese, convocata nei giorni scorsi, è andata deserta. Erano presenti soltanto i sindaci di Vibo Valentia e di Francavilla Angitola. Da tempo non faccio più parte di quella esperienza e, forse, qualcuno penserà che non dovrei più interessarmene. Continuo invece a farlo per una ragione semplice: resto convinto che, nei suoi oltre trent’anni di vita, il Sistema Bibliotecario Vibonese abbia rappresentato uno dei momenti più vitali della storia culturale di questa città. Una vitalità che non è stata compresa fino in fondo e, in alcuni momenti, forse neppure realmente desiderata.

C’è un aspetto che pochi ricordano. Il Comune di Vibo Valentia fu tra gli ultimi ad aderire al Sistema. Fino ad allora avevamo costruito una rete di piccoli Comuni nella quale prevalevano collaborazione, entusiasmo, rispetto reciproco e attenzione ai servizi. Quando si decise di coinvolgere anche il capoluogo, molti di noi nutrivano qualche preoccupazione. Temevamo che quell’adesione, pur necessaria per dare al Sistema una sede più adeguata e consentirgli di crescere, potesse trasformarsi, nel lungo periodo, in un abbraccio mortale.

Qualcuno potrà anche arrabbiarsi

Dirò una cosa che probabilmente farà arrabbiare più di qualcuno, ma continuo a ritenerla vera. Esiste una differenza profonda tra il modo in cui vengono amministrati i piccoli difficili Comuni della provincia e quello in cui si vive la politica nel capoluogo. Nei centri minori il sindaco è, prima di tutto, una persona della comunità. Tutti lo conoscono, tutti lo incontrano ogni giorno. Durante il suo mandato rappresenta il paese e ne condivide concretamente i problemi. I rapporti sono più diretti, il confronto è spesso più semplice e meno ideologico.

A Vibo Valentia accade qualcosa di diverso. Qui la politica viene vissuta come una carriera, un lavoro. La carica di sindaco o di assessore è stata spesso considerata un trampolino verso incarichi più importanti: il Parlamento, il Consiglio regionale, i centri del potere. È una dinamica legittima, ma non sempre utile agli interessi della città.

Quella burocrazia che vuole decidere

A Vibo si fa politica deteriore in modo permanente. Si costruiscono schieramenti, appartenenze, contrapposizioni. Anche la burocrazia finisce inevitabilmente per esercitare un peso crescente. In un clima simile diventa difficile preservare l’autonomia di un’istituzione culturale, che dovrebbe invece appartenere a tutti. Eppure decidemmo ugualmente di correre quel rischio. Lo facemmo perché pensavamo che il Sistema dovesse crescere e trovare finalmente una sede degna del lavoro svolto. Lo facemmo durante l’amministrazione di Nicola D’Agostino, una persona che ho sempre considerato intelligente, equilibrata e rispettosa delle istituzioni. Come sia andata a finire è ormai sotto gli occhi di tutti.

Per lasciare una testimonianza documentata di quella vicenda ho scritto un libro, ormai in fase di stampa, nel quale ho cercato di ricostruire l’intera storia del Sistema Bibliotecario Vibonese, dalle sue origini fino alla sua conclusione, con l’obiettività – non sempre facile – che dovrebbe caratterizzare ogni ricostruzione storica.

I sindaci che non si presentano

C’è infine un particolare che mi ha colpito più di ogni altro. In oltre trent’anni di vita del Sistema non ricordo una sola assemblea dei sindaci andata deserta. Si discuteva, anche animatamente. Si parlava di biblioteche, di servizi culturali, di progetti. Il presidente svolgeva il proprio ruolo, i sindaci partecipavano, i segretari comunali offrivano il loro contributo tecnico, i rapporti istituzionali erano improntati al rispetto reciproco. Erano presenti amministratori di grande spessore umano e istituzionale. Poi, lentamente, il clima è cambiato. Sono entrati l’arroganza, le contrapposizioni pregiudiziali, i personalismi, la puntigliosità elevata a metodo di governo, la ricerca dello scontro più che delle soluzioni. Contemporaneamente i principali enti pubblici hanno smesso di onorare gli impegni economici assunti, facendo emergere una crisi di sostenibilità che nessuno ha avuto il coraggio di affrontare seriamente, anzi.

Anche il sindaco Romeo mi sembra una persona perbene. Nutro invece molte più riserve nei confronti di una parte della sua squadra amministrativa. Ma oggi, diciamolo con realismo, non esistono taumaturghi capaci di resuscitare ciò che è già morto.

Un patrimonio che dev’essere salvato

Resta però un dovere che non può essere eluso. Salvare almeno il patrimonio costruito in oltre trent’anni: oltre ottantamila documenti, fondi antichi, manoscritti, archivi, opere d’arte, attrezzature, cataloghi, strumenti digitali e, soprattutto, un patrimonio di competenze e di relazioni costruito con pazienza in decenni di lavoro. Mettere tutto in sicurezza, come la legge impone, non sarebbe un favore a qualcuno. Sarebbe un dovere nei confronti della città. Perché il patrimonio del Sistema non appartiene a chi lo ha costruito. Appartiene alla comunità. E una comunità che lascia andare perduto il proprio patrimonio culturale non perde soltanto dei libri o un’istituzione. Perde memoria, identità e una parte del proprio futuro”.

© Riproduzione riservata
Ultim'ora

Ti potrebbe interessare...

La calura investe le aree interne e la fascia ionica. Sellia Superiore registra la temperatura più alta della regione, ma al momento non si segnalano criticità
L’ex protagonista della storia del SBV riflette sull’assenza dei sindaci all’ultima assemblea, ripercorre le tappe che hanno portato alla crisi dell’ente e lancia un appello: mettere in sicurezza documenti, archivi, opere e competenze che appartengono all’intera comunità
La nuova edizione dedicata alla Calabria valorizza lo “spirito dei luoghi” e include la testimonianza della libraia Chiara Condò. Il sindaco Macrì: “Incentivo a superare i disagi estivi dopo il commissariamento”

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Vibo Valentia n.1 del Registro Stampa del 7/02/2019. Direttore Responsabile: Nicola Lopreiato
Noi di Calabria S.r.L. | P.Iva 03674010792