Strage di Amendolara, monsignor Savino: “Sul caporalato serve una rivolta delle coscienze”

Il vicepresidente della Cei invoca l'intervento deciso dello Stato attraverso controlli costanti e l'applicazione della legge 199, esortando la società civile a superare l'indifferenza

“Il caporalato non è una deviazione marginale: è un sistema, è una struttura di dominio dove non esiste la persona, esiste soltanto la schiavitù della persona”. Così monsignor Francesco Savino, vescovo della diocesi di Cassano all’Ionio e vicepresidente della Cei.

“Sono passati ormai alcuni giorni dal crudele evento dei quattro braccianti arsi vivi ad Amendolara. La mia coscienza è ancora ustionata, la mia coscienza è ancora molto inquieta, perché mi chiedo e chiedo a tutti: poteva essere evitato questo accadimento che direi macabro, crudele?”, domanda Savino.

“Adesso – sottolinea il vicepresidente della Cei – non abbassiamo la nostra riflessione ed è l’ora di applicare, almeno nelle sue diverse articolazioni, la legge 199. È l’ora in cui deve cambiare il paradigma sociale, culturale, dell’impresa. È l’ora, mi permetto di dire, della tutela e della garanzia dei diritti di ogni lavoratore: a partire dai fratelli e sorelle immigrati, finendo ai nostri operai italiani”.

“Ci vuole – dice Savino – una mobilitazione civile, una rivolta delle coscienze, perché quei quattro fratelli immigrati uccisi costituiscono un punto di non ritorno. Si faccia ancora piena luce sull’evento. Chiedo, ancora una volta, allo Stato di esserci con tutte le sue forze. Ci vogliono controlli veri, continui, non episodici. Ai cristiani dico che non possiamo celebrare l’Eucaristia e poi restare indifferenti davanti a quattro corpi bruciati, di fronte al caporalato. E poi occorre veramente attivare processi di integrazione”. “Sull’integrazione – sottolinea – ci giochiamo la civiltà e una democrazia più matura. L’integrazione è veramente una questione di civiltà”. (Ansa)

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