Vibo Marina schiacciata dal potere dei carburanti, altro che turismo e investimenti

I lavori sulle spiagge a maggio inoltrato sono il segno di un territorio che continua a piegarsi alle logiche dei depositi petroliferi, mentre politica e burocrazia mostrano tutta la loro inadeguatezza

Gli escavatori sulla spiaggia a maggio inoltrato, Via Vespucci verso nuove limitazioni (se non addirittura la chiusura) i lidi costretti a rincorrere cantieri e autorizzazioni: le immagini di questi giorni raccontano più di mille dichiarazioni ufficiali. A Vibo Marina il problema non è soltanto il cantiere aperto sulla condotta dei carburanti. Il problema è ciò che quel cantiere rappresenta: la conferma definitiva che il porto continua a vivere solo attorno agli interessi del sistema petrolifero e dei depositi costieri. Una realtà che negli anni ha avuto il suo simbolo più evidente in Meridionale Petroli che vuole restare indisturbata per altri vent’anni e poco conta tutto il resto (inquinamenti e aree da bonificare). Il commercio dei carburanti rimane la priorità a nulla vale tutto il resto. E tutto questo, sia chiaro, avviene con autorizzazioni, ordinanze e procedure formalmente corrette. Nessun abuso, nessuna occupazione arbitraria.

Ma è proprio questo il punto politico più grave: un territorio intero continua a subire decisioni perfettamente autorizzate che però vengono calate dall’alto senza una vera visione di sviluppo condivisa con la città. Ma quello che è più grave è che il tutto avviene con la complicità di un’amministrazione comunale che a parole insegue il sogno del turismo.

L’Autorità che impone, non governa

L’Autorità Portuale non appare come un ente che accompagna e governa lo sviluppo del territorio, ma sempre più come una struttura che impone al territorio ciò che il territorio deve subire.

E mentre si parla di rilancio turistico, il porto continua a rispondere prioritariamente alle esigenze della filiera energetica e dei depositi costieri. Turismo, spiagge, barche, pontili, alberghi, centinaia di posti di lavoro che si bloccano, stabilimenti e operatori balneari finiscono inevitabilmente in secondo piano. Il risultato è una città che rincorre continuamente emergenze, lavori, interdizioni e sacrifici imposti da un modello industriale che continua a condizionare presente e futuro di Vibo Marina.

Politica debole e burocrazia senz’anima

Il dato più grave è che sindaco e consiglio comunale di Vibo Valentia appaiono schiacciati da questa situazione. Schiacciati da un peso politico insufficiente, da una burocrazia incapace di programmare e da dirigenti che continuano a trattare tutto come semplici pratiche da evadere: SCIA, SUAP, protocolli, autorizzazioni e carte che si spostano da un ufficio all’altro senza una vera regia amministrativa. Senza mai immaginare che ogni giorno di ritardo è una perdita in termini economici per il territorio e le imprese. Perdite che pagano solo i cittadini perché producono solo disastri economici.  E pure la politica reagisce e produce solo qualche comunicato stampa. Per il resto i responsabili di questo sfascio continuano a fare il bello e cattivo tempo, a loro nessuno fino ad oggi ha mai chiesto conto.

Ora qualcuno faccia un passo indietro

Ma fuori dagli uffici ci sono imprese, imprenditori, investimenti, lavoratori e cittadini che non possono vivere dentro un eterno scaricabarile burocratico. In questo clima, dentro Palazzo Luigi Razza qualcuno dovrebbe finalmente prendere coscienza della realtà e iniziare seriamente a fare un passo indietro. Perché le comunità, gli imprenditori e chi investe sul territorio non possono continuare a subire decisioni, ritardi e condizionamenti senza una guida politica forte e senza una macchina amministrativa all’altezza della situazione.

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