Era l’uomo che non si arrendeva mai. Anche quando le strade finivano nel fango e i telefoni tacevano, Antonio Demasi continuava a bussare alle porte delle istituzioni con la stessa testarda fiducia di chi crede che anche un piccolo paese, sperduto tra i monti delle Serre vibonesi, abbia diritto alla luce, alla scuola, alla guardia medica, alla dignità. Si è spento a 77 anni in un ospedale romano, dopo una lunga malattia. Con lui se ne va una parte importante della storia civile e politica di Nardodipace, il comune più povero d’Italia, ma anche una delle comunità più tenaci del Mezzogiorno.
Sindaco e consigliere provinciale
Demasi è stato sindaco, consigliere comunale, assessore, consigliere provinciale di Vibo Valentia e componente del comitato di gestione dell’Unità sanitaria locale di Serra. Un percorso politico lungo, coerente, sempre radicato nel territorio. Ma più di tutto, Antonio Demasi è stato la voce di chi voce non aveva: contadini, operai, famiglie costrette all’emigrazione, giovani che cercavano un motivo per restare. Le sue battaglie – per avere una guardia medica, scuole aperte, strade sicure, acqua potabile, trasporti dignitosi – sono diventate simbolo di una Calabria che non si rassegna. Lo faceva da sindaco e da militante, ma soprattutto da uomo del popolo. “Credeva nella politica come strumento di servizio, non come ambizione personale”, lo ricorda oggi Teresa Esposito, segretaria provinciale del Partito Democratico di Vibo Valentia. “È stato un militante instancabile, sempre pronto a offrire il suo contributo con intelligenza, rispetto e determinazione. Aveva la capacità rara di unire fermezza e gentilezza, di mantenere saldo il proprio pensiero senza mai alzare i toni”.
Comunista combattente
Demasi era rimasto, nel profondo, un combattente comunista. Pur attraversando i cambiamenti e le metamorfosi della sinistra italiana, non smise mai di credere in quella politica fatta di volti, mani, ascolto e speranza. Per lui la parola “compagno” non era una formula del passato, ma un modo di vivere la solidarietà quotidiana. Oggi Nardodipace piange il suo sindaco, ma più ancora un amico, un punto di riferimento. “Il suo esempio di vita, di dedizione e di impegno civile continuerà a vivere nel cuore di chi crede nei valori dello Stato, della democrazia e della giustizia sociale”, scrive ancora Esposito.
Credeva nel riscatto
E in quelle parole, forse, c’è tutto il senso della sua esistenza: la politica come servizio, la dignità come orizzonte, la montagna come radice. Antonio Demasi non c’è più, ma il suo esempio resta; un faro acceso tra le nebbie del Sud, a ricordarci che anche nei luoghi più dimenticati si può continuare a credere nel futuro.



